52175
post-template-default,single,single-post,postid-52175,single-format-standard,eltd-core-1.1.3,borderland-child-child-theme-ver-1.1,borderland-theme-ver-2.2,ajax_fade,page_not_loaded,smooth_scroll,paspartu_enabled, vertical_menu_with_scroll,wpb-js-composer js-comp-ver-6.4.1,vc_responsive

La formaggella “Sant’Antonio, una storia di resistenza” per ringraziare i bergamaschi

Un nuovo prodotto creato con il latte avanzato durante il lockdown: “Venite a provarla in Val Taleggio nelle domeniche di agosto.”

Durante l’emergenza sanitaria gli allevatori, i produttori e gli stagionatori della Val Taleggio si sono trovati in difficoltà, con il rischio di vedere invendute parecchie forme sia di Strachítunt che di altre eccellenze casearie della valle. Grazie ai molti sostenitori che hanno fatto acquisti tramite l’e-commerce della Cooperativa Agricola Sant’Antonio (che è tutt’ora attivo) o gruppi di acquisto, la crisi è stata arginata.

Per celebrare questo successo la Cooperativa e Il Consorzio per la tutela dello Strachítunt Valtaleggio sarebbero felici di poter incontrare tutte quelle persone generose e solidali, proprio in Val Taleggio, e presentare loro un nuovo prodotto, creato appositamente con l’intento di salvare il latte del periodo Covid19: la formaggella “Sant’Antonio, una storia di resistenza”.

Durante il lockdown, la situazione era critica per via della chiusura della maggior parte della clientela di riferimento e relativa grande incertezza sullo sviluppo del mercato lattiero caseario, la produzione di Strachítunt si era fermata, con un corrispettivo di cinquecento forme in meno. Ma nonostante questo, il latte è stato comunque ritirato dalla Cooperativa Agricola Sant’Antonio, che l’ha pagato il prezzo intero pre-Covid19, nonostante non si sapesse come utilizzarlo, non essendo certi di poter vendere i prodotti.

È così nata l’idea di utilizzare il latte per produrre un formaggio capace di rappresentare quel momento, quello stato d’animo e quella emergenza, e capace anche di salvare la situazione. Un formaggio veicolo di speranza, una speranza espressa anche dal nome dato a questo prodotto: la formaggella “Sant’Antonio”, con la stessa denominazione della Cooperativa, ma soprattutto del santo protettore degli animali della stalla, per via di un’iconografia che si perde nel passato. Questo prodotto vuole essere il tramite attraverso il quale raccontare questa bellissima storia di resistenza, ma anche di riconoscenza verso chi, durante l’emergenza sanitaria è stato vicino alla realtà della valle.

“Sant’Antonio è una formaggella a media stagionatura, pensata per superare il momento della crisi, per durare e essere disponibile nelle condizioni ottimali durante il periodo estivo, che speravamo potesse essere il momento in cui le persone che ci sono state vicine avrebbero potuto venire a trovarci in Val Taleggio, per poterle ringraziare di persona”.

Così Alvaro Ravasio, presidente del Consorzio per la tutela dello Strachítunt Valtaleggio e socio della Cooperativa Agricola Sant’Antonio, definisce questo formaggio nato dalla speranza, dalla determinazione e dalla riconoscenza.

La formaggella Sant’Antonio è una produzione limitata di 2mila forme di circa 500 grammi l’una. È un formaggio a latte crudo e a pasta semi-cotta, caratteristica quest’ultima che ne permette una maggiore resistenza alla stagionatura, infatti il prodotto supera abbondantemente i cento giorni di vita.

È un formaggio semplice, dal gusto gentile che bene si abbina al delicato sapore del pane fresco e di un vino rosso giovane delle nostre colline bergamasche. La crosta è grigiorosata, la pasta è leggermente gommosa, dal colore paglierino tipico del latte crudo e dal profumo e sapore delle erbe e del fieno della Val Taleggio.

“Un formaggio che è nato anche dall’emozione di aver sentito così vicine tante persone. Il primo sentimento che ho provato è quello della riconoscenza, e quale modo migliore per poterle ringraziare se non quello di condividere sul nostro territorio i momenti di paura insieme a quelli di grande speranza, assaggiando insieme questo prodotto?”, questo è l’invito di Alvaro Ravasio.

Fotografie di Fabrizio Donati

Testo di Sara Invernizzi

Articolo a cura di Luca Bassi

No Comments

Post a Comment